Cassazione: padre assente paga i danni alla figlia

La figura del PM nella procedura dell’ADS
14 Gennaio, 2020

La ragazza agiva nei confronti del padre per ottenere il risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, derivanti dall’assunta violazione, da parte di quest’ultimo, dei suoi obblighi di genitore e la domanda veniva accolta dal Tribunale di Messina prima che liquidava un importo di 66.759 euro in favore della stessa, e dalla corte d’appello poi.
L’uomo non ci sta e adisce il Palazzaccio, lamentando: omesso esame della condotta della madre decisiva ai fini della controversia; mancata considerazione del comportamento della figlia che pur non manifestando l’intenzione di proseguire gli studi faceva richiesta al padre del supporto economico; violazione delle norme di diritto sul quantum riconosciuto alla figlia a titolo di risarcimento danni.

Obblighi verso i figli gravano su entrambi i genitori
Per la Cassazione, tuttavia, l’uomo ha torto su tutta la linea.La responsabilità del genitore per i danni subiti dal figlio, “in conseguenza del suo inadempimento ai propri obblighi di mantenimento, istruzione, educazione ed assistenza – ricordano preliminarmente – non può ritenersi esclusa o limitata dalla circostanza che anche l’altro genitore possa non avere correttamente adempiuto ai rispettivi doveri”.

La responsabilità e gli obblighi derivanti dal rapporto di filiazione, infatti, “gravano su entrambi i genitori non certo solo su quello convivente e, tanto meno, addirittura, solo su quello più attivamente “presente” (cfr. ex multis Cass. n. 16630/2017) come adduce il ricorrente. Di essi ciascun genitore risponde integralmente, e a maggior ragione colui che sia rimasto “semplicemente assente” sottraendosi di fatto all’adempimento dei suoi obblighi senza alcuna ragione.

Altrettanto infondata, la censura sulla circostanza che la figlia non avrebbe dimostrato di aver manifestato la volontà di proseguire gli studi universitari e di aver fatto inutilmente richiesta al padre del necessario supporto economico. Sul punto, infatti, i giudici di merito, sostengono da piazza Cavour, non hanno imputato all’uomo di avere negato alla figlia il sostegno economico richiesto per gli studi, ma, in linea più generale, “di non avere correttamente adempiuto ai propri obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione della stessa, il che ha determinato difficoltà di vario genere nella serenità personale della ragazza e, complessivamente, nello sviluppo della sua personalità, tra le cui ulteriori conseguenze vi è stato anche quello della sua scelta di una anticipata interruzione degli studi”.

Danni in via equitativa

Quanto al risarcimento del danno, conclude infine la Cassazione, come accertato dal giudice d’appello, l’inadempimento dell’uomo “ha causato un complessivo disagio materiale e morale” alla figlia da cui sono derivate “una serie di ulteriori conseguenze pregiudizievoli, di carattere patrimoniale oltre che non patrimoniale”, tra cui la scelta appunto di interrompere gli studi che certamente le ha precluso possibilità di realizzazione professionale con rilievi anche economici. In una siffatta situazione, pertanto, “sussistendo la prova del danno e mancando la ragionevole possibilità di dimostrare la sua precisa entità, risulta certamente consentita la liquidazione di esso in via equitativa”.